Intervista di Floyd Channel a
RON GEESIN
2 Febbraio 2004

Ron Geesin. è famoso nell’ambiente floydiano per la collaborazione con Waters per il
suo debutto solista "The Body" e per aver diretto e arrangiato l’orchestra nella suite
che apre l’album del 1970 "Atom Heart Mother". Ma la sua carriera vede tante altre
composizioni e lavori, un curriculum di un artista a tutto tondo, un musicista appassionato e pronto alle sfide.
Ron ci ha gentilmente concesso questa intervista per Floyd Channel.

1. La tua carriera personale e musicale è ricchissima e avventurosa.
La composizione più nota al grande pubblico è però probabilmente Atom Heart Mother.
Quale è il tuo rapporto con questo successo ?

Mi rapporto ad esso con sentimenti contrastanti. Eccovene due:
Per il modo in cui le “parti di sottofondo” dei Pink Floyd vennero letteralmente incollate mettendo insieme frammenti scollegati l’uno all’altro, creando problemi di sincronia quando aggiungemmo gli ottoni, il coro e il violoncello; per l’avere io frainteso il posizionamento delle battute nella sezione funky, e Nick Mason che insisteva che tutto ciò che avevo scritto per quella sezione andasse spostato di una battuta, causando un senso di zoppicamento. Allora dissi al manager Steve O’Rourke dopo l’incisione: “E’ stata una buona prova. Adesso possiamo fare sul serio?”.
La ferita mai sanata per non essere stato giustamente riconosciuto sulla copertina dell’album; per contro, le royalties buone e stabili, e della modesta acclamazione.


2. Come fosti scelto per questa collaborazione ?

Ero in ottimi rapporti di amicizia con Roger e Nick, e loro compresero che avevo delle idee grandiose e avventurose riguardo all’arte musicale, e che sapevo scrivere musica;
A quell’epoca, venivano spinti / incoraggiati a sfornare del nuovo materiale dalla EMI e dal loro manager, così si trovavano in uno stato di impasse creativa, e mi capitò di essere scelto come “iniezione”.

3. Durante le registrazioni di Atom Heart Mother ti hanno raccontato qualcosa i vari componenti del gruppo riguardo a Syd Barrett ?

No, ma un giorno si presentò ad Abbey Road, roteando lentamente su se stesso un paio di volte come un robot sgraziato, e poi se ne andò.

4. Quando è stata l'ultima volta che hai incontrato o sentito qualche componente dei Pink Floyd?

Ho incontrato e parlato con Dave e Nick in occasione del funerale di Judy Waters.

5. Durante le registrazioni di Atom come ti è sembrato l'approccio dei vari componenti del gruppo verso una specie di opera classicheggiante, come può essere definita Atom heart Mother e, dal punto di vista tecnico, come li hai trovati?

Volevano semplicemente “qualcosa di grandioso” e fornirono la forma base, sia in termini di accordi che di struttura complessiva. Loro fecero la loro parte, ed io la mia.

6. Eri soddisfatto delle esecuzioni dal vivo di Atom Heart Mother o avresti cambiato qualcosa ?

Non ero per nulla soddisfatto, una volta uscii in lacrime dall’esecuzione in Hyde Park. Non vi furono abbastanza prove, e gli esecutori non erano proprio i migliori musicisti classici. Il direttore era inadatto, ma era meglio di quanto lo fossi io!!! Col senno di poi, avendo sentito quel lavoro eseguito da dilettanti molto ispirati a Lione, in Francia, nell’Aprile 2002 con un coro di 200 elementi, ho pensato che suonava davvero bene. Inoltre, gli ottoni avrebbero suonato molto meglio se fossero stati almeno il doppio. Ma, nella vita, c’è la realtà e c’è la speculazione!!!!

7. Parliamo di “Music from the Body”. Come l’avete composto? Avete lavorato sulle immagini del film o avete seguito le direttive del regista?

E’ difficile ricordarsene adesso!!! Se Ti riferisci al film “The Body”, il regista Roy Battersby scelse dove voleva inserire una canzone, un’atmosfera strumentale od elettronica, lasciandoci poi abbastanza liberi di decidere il contenuto di ciascuna sezione. Per quanto attiene all’album “Music From The Body”, rifacemmo tutte le canzoni (perché erano state fatte di corsa) e parte delle sezioni strumentali, e realizzammo due brani completamente nuovi, “ Our Song” e “Body Transport” come una vera e propria celebrazione della nostra amicizia e del comune senso dell’umorismo. Roger suggerì di fondere e mixare tutti i brani, per creare un viaggio più sostanziale.
[N.D.R., il film, in formato VHS si può trovare a volte su eBay.]

8. Non hai mai pensato di proporre dal vivo con Roger qualche brano da questo lavoro ?

No!!! Quando Roger aveva il proprio palco, avevamo parzialmente perso i contatti.

9. Sei rimasto soddisfatto dal film e di come è stata inserita la musica ?

Fondamentalmente sì. Ma successe una cosa stupida: la musica che faceva da sottofondo ai titoli medici era per violino e violoncello (“Red Stuff Writhe” sull’album), ed il regista, membro del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori, disse che ciò rendeva i medici superiori. Così il brano fu lasciato fuori!!! Non ho tempo per la maledetta politica.

10. Tanti ci scrivono, chiedendo e sperando in un nuovo disco dei Pink Floyd, o un nuovo tour,
o addirittura in una riappacificazione con Waters. Come redazione siamo poco convinti
che questo possa realmente accadere. Tu che ne pensi ?

Con la morte del manager Steve O’Rourke nel 2003, penso che ognuno di loro dovrebbe abbandonare la Grande Macchina, ed incamminarsi, saltellare, balzare tranquillamente verso il viale del tramonto.

11.Roger Waters ha terminato la registrazione di Ca Ira, o così almeno ha detto. C'è molto mistero attorno a questa opera dalla interminabile gestazione.
Qualche mese fa si è potuta sentire l'esecuzione orchestrale dell'ouverture. Roger aveva detto un anno fa che si sarebbe trattato di musica operistica che avrebbe ricordato lo stile di Donizetti. Da alcuni Waters è considerato un artista geniale, ma meno dotato sul versante melodico. Siamo tutti molto curiosi. Secondo te cosa potremmo aspettarci ?

Non ne so nulla. Sono un patito di Wagner e di jazz nero!!! Roger dovrebbe essere lasciato tranquillo con la sua canna da pesca ed i suoi ricordi. Ma lo sarà?

12. Stop con i Pink Floyd, torniamo a Ron Geesin. Come si è evoluta la tua carriera, da un punto di vista sia stilistico, che da quello "commerciale", in questi anni ?

Non parlerei di carriera, preferisco qualificare il mio percorso come un saltellare ed un vacillare. Due sono i miei aspetti principali: il musicista estroverso ed il compositore introverso. Anche se vi è uno scambio, un’interazione tra questi ultimi, essi sono rimasti molto distanti, forse necessariamente. Poi, il lato compositivo si divide in “espressivo” e “commerciale”. Ebbene, questi tre percorsi possono essere esaminati su più livelli, ma una semplice spiegazione sta nel fatto che dovevo esprimere delle idee ed anche, al contempo, guadagnarmi da vivere.
[N.D.R. Un’analisi più approfondita, intitolata “Inventore di sogni”, si può trovare nel numero di Settembre 2003 della rivista britannica “The Wire”].

13. E' uscito il tuo nuovo disco, "Right through and Beyond". Puoi parlarcene ?

”Right through” è stato il mio miglior LP. Parla dell’attraversare delle porte che conducono all’ignoto. I brani extra per la riedizione in CD costituivano una Suite per l’Anno Nuovo commissionata dalla BBC (ma poi scartata) e sono stati realizzati contemporaneamente all’album. Sono legati a quest’ultimo dal tema e dallo stile.

14. Quali altri dei tuoi dischi consiglieresti ai fan dei Pink Floyd che sono curiosi di scoprire la tua musica ?

Bella domanda!!! Il processo della scoperta parte più dalla guida interiore che non dall’essere guidati dall’esterno. “Right Through” è appropriato, perché si tratta di un viaggio. Il contrario è “Histery” che, sotto un certo profilo, è come il curiosare in una biografia. Comunque, tutto il tempo, l’energia e l’ispirazione che ho messo nei miei lavori li rende tutti egualmente interessanti da scoprire.

15. Gli artisti come te che hanno avuto successo ma non sono schiacciati da una fama eccessiva, possono permettersi un rapporto più personale e umano con i propri fan. Anche quando sei venuto a trovarci in Italia, molti del nostro fan club ti hanno incontrato e salutato con entusiasmo. Credi che questi sia importante, sia come persona che come artista ?

Mi sono davvero goduto la visita. Certamente, è impossibile parlare con gli altri quando i Mun Floyd riempiono l’aria a tutto volume. E’ un’altra versione delle miscela introverso / estroverso: lavoro da solo così, quando esco, porto un po’ di quell’energia individuale per scambiarla liberamente con l’energia scintillante delle persone interessante.

16. Cosa c'è nel futuro di Ron Geesin ?

“The Journey of a Melody”, che devo sicuramente terminare quest’anno, quando i miei programmi funzioneranno con MAC - OSX!!!

Thank You Ron !

Intervista di Zack Pirani e Stefano Magnani.
Traduzioni di Diego Antonini
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