Roger Waters & Nick Mason
live in Cork (Irlanda)

dal nostro inviato
Enrico Soldatini

Sono arrivato alla vigilia della mia prima data del tour di Waters pieno di dubbi:
perche’ andare in tour con uno spettacolo nostalgia basato su “The Dark Side of the
Moon" intergrale “ come un’altra band ha fatto milioni di volte”? I dubbi playback,
e Mason? se davvero sogna un nuovo futuro per i Pink Floyd puo’ davvero suonare al
livello richiesto da un tour mondiale o un album?

Cercando di ripulire la mente da dubbi e preconcetti, esercizio aiutato dalla
gelida pioggia torrenziale irlandese, sono entrato nel grosso tendone da circo che
ospita tutti gli eventi musicali estivi di Cork, Irlanda, e per miracolo mi sono
trovato alla transenna davanti al palco, esattamente sotto a Waters, un ottimo
inizio.

Subito due considerazioni, una buona ed una cattiva notizia: un fantastico secondo
drum kit DW, lo stesso del Live 8, mi ha confermato la presenza di Mason ( buona
notizia) ma il palco non era lo stesso di Verona ma una versione ridotta all’osso,
praticamente luci, strumenti e schermo, nient’altro (cattiva notizia?..).

Dopo “In the Flesh” e “Mother” ero gia’ completamente catturato dal concerto, tutto
iniziava a prendere forma e senso, i dubbi sono svaniti a poco a poco lasciando
spazio ad una sensazione di diffusa “goduria”, perche’ non saprei quale altra parola
usare, per sintetizzare un mix di divertimento, intensita’, piacere per gli orecchi
ma soprattutto per il cuore, ed adrenalina amplificata dal cantare incessante di
5.000 ( tutto esaurito) persone, rapite esattamente come me, alle mie spalle.

“La musica deve principalmente emozionare” diceva Waters presentando “Ca Ira’”, e
questa sembra essere la conclusione momentanea del Waters-pensiero, un rapporto odio
e amore con la celebrita’ iniziato direttamente quando proprio Dark Side venne
portato per la prima volta dal vivo.
Le folle urlanti, che cantavano, battevano le mani, incitavano, infastidivano
Waters, in un crescendo di insoddisfazione che lo porto’ direttamente alla
costruzione, letteralmente, di The Wall.
Ma questo e’ ormai storia perche’ un tour di Dark Side cosi' emozionante Waters non
l’ha mai fatto. Non conta la scaletta, non hanno importanza le luci e i fuochi
d’artificio, e gli arrangiamenti fedelissimi agli originali, e’ il suo atteggiamento
ad essere completamente nuovo.
La chiave di lettura di questo tour e' che e' stato concepito con l’intento di
appunto “emozionare” e divertire. E ci riesce in pieno.
Quella che io vedevo come una involuzione e’ in realta’ il punto di arrivo di
un’evoluzione di Waters in termini di comunicazione con il pubblico e rapporto con
il suo passato iniziata con l’”In The Flesh tour” del 1999/02, la stessa evoluzione
che esattamente un anno fa ci ha rilegalato i 4 Pink Floyd di nuovo insieme sul
palco del Live 8.

Quindi la comunicazione con il pubblico di Cork e’ stata totale, e non solo i
grandi classici come “Shine On You Crazy Diamond” e “Wish You Were here”, sono
stati cantato da tutti, ma tutte le canzoni, inclusa l’inedita “Leaving Beirut”.
Durante il primo tempo, su “Perfect Sense 2” al momento dell'esplosione e' saltato
l’impianto audio, ma niente panico, l'abbiamo finita, tutti insieme, a cappella.
Waters aveva le lacrime agli occhi e non e' stato un problema per nessuno dover
aspettare 20 minuti perche' il problema fosse risolto.
Penso che quando un concerto va avanti ed emoziona non solo senza effetti speciali,
ma addirittura anche senza musica, bhe', siamo sul metafisico!

Quello che ho amato di piu' e' il modo di Waters di drammatizzare e sdrammatizzare.
Si arrabbia, recita, canta tutte le canzoni, anche quando non deve cantare lui.
Gioca a fare “Roger Waters”, girando per il palco e suonando il basso fender con
aria arrabbiata, e poi ci scappa all’improvviso un sorriso, uno sguardo ironico
diretto verso i pubblico, partecipazione a volte appassionata e a volte
disincantanta alla gioia del pubblico, con la consapevolezza che quelle parole che
lui ha scritto sono ormai capite da tutti, sono di tutti,
ed e’ giusto che tutti le cantino.

Appunto, cantare e il dubbio playback.
Ero ad un metro da Waters, ha cantato tutto lui, sudato e con le vene
nel collo che scoppiavano.
Su “ The Fletcher Memorial Home” soffriva certo, ma ha cantato tutto lui.

Dopo il primo tempo la presentazione di un “vecchio amico, Nick Mason”, ed e’
partito il delirio. Mentre ancora stavamo applaudendo l'impianto quadrifonico ha
diffuso "Speak to Me",il cuore, ed e’ iniziato "The Dark Side of the Moon".

Il grande Nick Mason ha dato a tutta l'esecuzione un senso di grande
"genuinita'"anche se affiancato su tutti i pezzi da Graham Broad. I due batteristi
suonano praticamente insieme e non e’ semplice suonare in sincrono, ci vuole tanta,
tantissima precisione. A volte fanno esattamente la stessa cosa, a volte si
alternano ai passaggi.

Grazie al fatto che Broad e’ sempre pronto a salvare la canzone e tenere il tempo,
Mason e' molto piu' avventuroso che nel 1994, con passaggi che non faceva dal 77,
certo, non e’ ancora al top, e quando si prendono rischi si fanno anche errori, ma
alcuni passaggi che ha fatto sono stati stupendi, con una nota di merito all’intro
di "Time" sui rototom e "Us and them".
Inutile girarci intorno, nessuno suona le canzoni dei Pink Floyd meglio di Nick Mason.

Dopo i bis (tutti da The Wall), un bellissimo abbraccio con Nick Mason e un bel
ringraziamento per il pubblico: Siete stati " fucking amazing!" ha detto.

Per me lo e' stato lui e la band, dal primo all’ultimo.
Dopo il concerto mi sono ritrovato di nuovo sotto la pioggia, ma con tutti i miei
dubbi svaniti, tutto ha adesso “perfect sense”, e non aspetto altro che rivivere le
stesse emozioni a Lucca.


la versione inglese della recensione di Enrico
la trovate sui siti internazionali A Fleeting Glimpse
e Brain Damage